Napoli - Basilica di Santa Chiara

La Basilica di Santa Chiara, è una parte del più vasto Complesso Monumentale di Santa Chiara comprendete la basilica, il monastero dei Minori, il chiostro delle Clarisse e il Museo dell'Opera di Santa Chiara.

La chiesa è una delle più celebri di Napoli, ideale punto di partenza per il tour dei decumani.

Storia

Il complesso sorse per volontà di Roberto d’Angiò e, soprattutto, della regina Sancia di Maiorca che, in gioventù, prima del matrimonio con Roberto, aveva manifestato la volontà di prendere i voti e condurre una vita di clausura; non avendo potuto realizzare questo desiderio, volle far erigere un complesso per le monache in segno di devozione.

La chiesa fu eretta nel 1310, sotto la direzione di Gagliardo Primario, in forme gotico provenzali. I lavori dell’opera terminarono diciotto anni dopo. Il coro è di opera di Leonardo di Vito. Fra il 1328 e il 1333, Giotto affrescò parte della chiesa, dopo aver già affrescato la Cappella Palatina del Castel Nuovo. La basilica venne consacrata solennemente nel 1340. Santa Chiara, tuttavia, nella sua storia, fu più volte pesantemente rimaneggiata.

Santa ChiaraLa parte superiore del campanile venne rifatta nel 1604 da Contantino Avallone, dopo il crollo del 1456. La chiesa, e in particolare gli interni, furono completamente barocchizzati, tra il 1742 e il 1769, sotto la direzione Domenico Antonio Vaccaro, coadiuvato da Giovanni del Gaizo e Gaetano Buonocore. L’attuale sistemazione del chiostro si deve proprio all’opera del Vaccaro.

All’interno, l’originale soffitto a carena rovesciato venne coperto da una volta decorata con affreschi di Giuseppe Bonito, Francesco De Mura e Paolo De Maio. La chiesa venne bombardata il 4 agosto 1943, e gli interni barocchi furono distrutti da un incendio che durò due giorni. Furono, quindi, ripresi dei lavori di restauro volti a recuperare le originarie forme gotiche che si celavano dietro i marmi barocchi. I lavori terminarono nel 1953; altri lavori di restauro si resero necessari dopo il sisma del 1980.

Descrizione

Il Complesso Monumentale

Il complesso monumentale è chiuso in un recinto, aperto da un portale trecentesco aperto da un tetto a forma di unghia aggettante di piperno.

Il campanile

All’estrema sinistra è il campanile, separato dalla chiesa. Il basamento di pietra bianca, decorato con lapidi, caratteri gotici e gonfaloni, è originale trecentesco; la parte superiore – coperta in mattoni con piedritti e trabeazioni in pietra bianca -, fu rifatta nel Seicento e si compone di due ordini, aperti da celle campanarie, decorate con timpani (triangolari, al primo, semicircolari, al secondo). Le iscrizioni del basamento erano decorate con mosaici policromi, in parte andati persi dopo il sisma dell’Ottanta.

Esterno

La chiesa è in stile gotico provenzale e si caratterizza per l’aspetto massiccio, da chiesa-fortezza. Si tratta di una fabbrica in tufo giallo, regolare, decorata con possenti contrafforti. La facciata, a capanna, è aperta da un bellissimo rosone istoriato, iscritto in una cornice stellata, e da un nartece a tre archi ogivali in piperno. Sopra il rosone, è un altro oculus triangolare, con estradossi modanati. Nel pronao, l’arco centrale, è più alto e sormontato dallo stemma di Sancia.

Il portale, alle spalle, segue la stessa forma ogivale dell’arco del pronao, con una leggera strombatura a tre estradossi. La porta è architravata e sormontata da una lunetta cieca (l’affresco, forse un tempo presente, è andato perso). I fianchi sono divisi in due livelli, ritmati dai contrafforti. La parte superiore è aperta da lunghe e sottili monofore “lancet”, in quanto nel gotico provenzale, come nel gotico alto-germanico e nelle hallenkirche, le finestre occupano sia il triforio che il cleristorio. Nella parte inferiore, si aprono delle ulteriori finestre a sesto acuto decorate con trefoil, monofore a sinistra, bifore a destra.

La parte absidale è perfettamente rettangolare. Si tratta del coro, aperto da tre monofore lancet in corrispondenza delle navate che lo compongono.

Interno

L’interno è costituito da un’unica navata longitudinale con dieci cappelle per lato. Il soffitto è a carena rovesciata con le capriate lignee a vista. Il pavimento, settecentesco, è opera di Ferdinando Fuga.

La cappelle sono impreziosite da notevoli sepolcri tre-quattrocenteschi, e, in alcuni casi, alcuni monumenti barocchi.

  • Controfacciata, affreschi trecenteschi raffiguranti la Trinità e Madonna col Bambino e due notevoli arcosoli quattrocenteschi, quello a destra, il sepolcro di Antonio Penna, è considerato il capolavoro di Antonio Baboccio da Piperno, scultore di cultura franco-borgognona, attivo a Milano e a Napoli.
  • Lato destro
    • II Cappella a destra, sarcofago di Antonio Penna, opera del Baboccio.
    • VI Cappella, bassorilievi: Cattura di Cristo dei fratelli Giovanni e Pacio Bertini (XIV sec.), importanti scultori fiorentini
    • VII Cappella, monumento di Tino di Camaino (1328), senese e allievo di Giovanni Pisano, uno dei massimi scultori del Trecento
    • VIII Cappella, sarcofago di Ludovico di Durazzo, opera di Pacio Bertini
    • X Cappella, tomba del principe Filippo, primogenito di Carlo III, opera di Giuseppe Sanmartino (1777), su disegno del Fuga.
  • Lato sinistro
    • I Cappella a sinistra, monumento che conserva le spoglie le spoglie di Salvo d’Acquisto
    • V Cappella, sepolcro dei de Merloto, opera del Maestro Durazzesco
    • VI Cappella, sepolcro di Raimondo del Balzo e Isabella Apia (1375), della scuola dei Bertini.
    • VIII Cappella, sarcofago greco del IV sec., utilizzato come tomba di Giovan Battista Sanfelice
    • IX Cappella, sepolcro di Marco e Paride Longobardi (1529) di Giovan Tommaso Malvito
  • Presbiterio
    • Presbiterio, a destra, Sepolcro di Maria di Valois, capolavoro di Tino di Camaino
    • Sulla parete centrale, si levano meravigliose e maestose le Tombe Reali. Al centro è il sepolcro di Re Roberto, capolavoro dei Bertini, è il più grande sepolcro del Medioevo italiano.
    • A destra è il sepolcro di Carlo Duca di Calabria, di Tino di Camaino.
    • A sinistra è il sepolcro di Maria di Durazzo, opera coeva ascritta ad un anonimo Maestro durazzesco, seguace dei Bertini.
    • Sull’altare è un crocifisso, forse dei Bertini.
  • Coro delle Monache

Passando per la sagrestia ed altri ambienti, finemente decorati con portali, arredi e affreschi, si accede al Coro delle Monache, opera di Leonardo di Vito, uno dei più importanti monumenti gotici di Napoli. La struttura, dopo i bombardamenti, è tornata anch’essa alle sue forme originali ed è decorata con l’arcosolio della tomba provvisorio di Re Roberto, opera dei fratelli Bertini; rimangono, inoltre, preziose tracce del ciclo giottesco, in particolare un Compianto sul Cristo morto.

Chiostro delle Clarisse

Solo gli archi e i pilastri sono originari della struttura angioina. Il chiostro è, infatti, uno dei capolavori di Domenico Antonio Vaccaro, originale figura di artista poliedrico, al quale si deve la risistemazione della struttura con la copertura maiolicata, i cui colori, verde, giallo e azzurro, richiamano il limoneto adiacente e il cielo. Le maioliche sono opera della bottega di Giuseppe e Donato Massa e raffigurano vari temi profani, fra i quali Mascherate, Carnevali, Paesaggi e Scene mitologiche.

Il chiostro si articola in 64 pilastri ottagonali, sui quali sono raffigurati tralci di vite, agrumi e altre rappresentazioni fitomorfe che si mescolano visivamente con i frutteti del giardino. In una parte del chiostro, sono visibili le bellissime monofore gotiche.

Le campate e le volte del chiostro sono coperte da anonimi affreschi seicenteschi, alla moda di Bellisario Corenzio, raffiguranti Storie francescane, ad eccezione di una scena che ritrae la morte di una monaca, in prossimità di quella sezione del chiostro adibita alle seppelliture.

Altri ambienti

Il complesso include altri ambienti di pregio come la Biblioteca, il refettorio, le ex cucine – trasformate in cappella, il chiostrino e la Sala Maria Cristina, con affreschi trecenteschi.

Museo dell'Opera di Santa Chiara

Monastero dei Minori

L’ingresso è al numero 20 di Piazza del Gesù. Si tratta di una interessate struttura gotica, dotata anch’essa di un chiostro, trecentesco, ad archi ribassati e capitelli di spoglio, con altri due chiostrini di servizio trecenteschi.

Gli interni sono decorati con pregevoli (frammenti di) affreschi trecenteschi, specialmente nella cappella e nel vestibolo. Il coro reca il notevole affresco (1340) di Lello da Orvieto, raffigurante un Cristo in trono con la Madonna tra santi e gli oranti Roberto e Sancia e Carlo di Calabria e Giovanna I.

 

Commenti 

 
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